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PsiCHIcoline: “Rumble, rumble, quando i pensieri rimbombano nella testa!”

Una rubrica che nasce dal desiderio di avvicinare maggiormente le persone alle tematiche  psicologiche. Conoscere e conoscersi per considerare i problemi, le paure, le sofferenze come opportunità, spesso scomode e sgradite, di fermarci e guardarci dentro per trarre nuova forza, consapevolezza, speranza e fiducia.

A cura della Dott.ssa Monica Rupo

Psicologa – Psicoterapeuta

La nostra testa è rotonda

per permettere ai pensieri di cambiare direzione.

(Francis Picabia)

Può essere capitato a molte persone di avere la sensazione, in determinati momenti della vita, ad esempio stress, preoccupazioni, eventi spiacevoli, di sentire nella testa pensieri negativi e ripetitivi, che non ti abbandonano mai. Questo tipi di pensieri vengono chiamati ruminazione  e rimuginio.

Ma cosa si intende per ruminazione e rimuginio  in psicologia?

Sono modalità di pensieri passivi, ripetitivi, spesso incontrollabili che a seconda del tipo di emozione a cui si riferiscono, assumono connotazioni e significati diversi. Possono essere considerati una risposta individuale che sottendono emozioni diverse tra loro, come l’ansia, la rabbia, e la depressione.

In particolare il rimuginio è legato all’ansia, la ruminazione è legata alla depressione, e la ruminazione rabbiosa, è legata alla rabbia.

La ruminazione è un processo cognitivo caratterizzato da uno stile di pensiero disfunzionale che si focalizza principalmente sugli stati emotivi interni e sulle loro conseguenze negative. La ruminazione si focalizza principalmente sul passato o su stati emotivi presenti, al fine di gestire l’umore depresso o risolvere dei problemi causati da eventi accaduti nel passato. Vi è dunque una tendenza a spostare l’attenzione verso di sé, piuttosto che all’esterno. Le frase più tipiche di questo pensiero sono del tipo: “Perché a me” – “Cosa ho fatto per meritarmi questo?” – “Perché è andata così?” e molte altre.

I pensieri sono quindi ripetitivi, ossia sempre uguali, con una attribuzione negativa, incontrollabili, con frasi che susseguono in continuo, astratte poiché non conducono ad una soluzione del problema, ed infine molto dispendiose da un punto di vista energetico, ci sente cioè sfiniti, stanchi.

La ruminazione mentale sembra dunque una modalità usata più frequentemente nei disturbi depressivi, questa modalità produce invece un effetto del gatto che si morde la coda, poiché la persona depressa tende infatti a ruminare sui medesimi episodi negativi e spiacevoli che si sono verificati in passato attribuendosi eventuali colpe e responsabilità riguardo allatto negativo stesso. Ma questo logorio mentale, produce altri pensieri negativi, che inducono e mantengono la depressione stessa.

Molti ricerche confermano l’impatto negativo che la ruminazione ha sulla salute sia dal punto di vista fisico, sia psicologico.

Da punto di vista fisico possono insorgere problemi quali: insonnia, irrequietezza, mal di testa, nausea, tensione muscolare, danni cardiaci, ecc. Dal punto di vista psicologico le persone che ricorrono alla ruminazione sembrano avere un più alto livello di ostilità, di ansia, di depressione, di problemi del sonno, una bassa autostima e una tendenza ad avere una visone pessimistica degli eventi e della vita in genere; aumenta quindi la difficoltà ad affrontare con risorse più efficaci situazioni di stress.

Quando la ruminazione riguarda un pensiero ripetitivo negativo in cui aumenta l’emozione della rabbia, sia esterna sia quella rivolta a se stessi, possiamo parlare di ruminazione rabbiosa. Nella ruminazione rabbiosa il pensiero ripetitivo riguarda vicende passate che hanno suscitato rabbia; l’attenzione è focalizzata sulle espressioni rabbiose, e il pensiero tende a concentrarsi nell’immaginare scenari o situazioni alternative che sarebbero potute accadere, ma non sono accadute.

Va sottolineato tuttavia che la ruminazione rabbiosa  nonostante aumenti gli stati emotivi di rabbia e l’attivazione fisiologica relativa alla stessa, non porta alla perdita di controllo sulle azioni, ma a una riduzione dello stato di benessere psico-fisico con conseguente abbassamento del tono dell’umore.

Il  rimuginio è invece la tendenza a preoccuparsi sempre di cosa accadrà in futuro, ad anticipare mentalmente tutti i possibili scenari negativi, pensando al modo in cui possono essere affrontati. Il rimuginare è spesso accompagnato da emozioni di tipo ansioso, ma anche in questo caso invece di abbassare l’ansia, si produce l’effetto opposto; ossia si aggrava lo stato ansioso. La persona che rimugina ha paura che possa avverarsi sempre il peggio, e utilizza tale modalità con la sensazione che pensare e ripensare al problema lo aiuterà a trovare la soluzione.  Tale meccanismo a volte è più difficile da cambiare poiché chi lo utilizza pensa che abbia una valenza positiva, aiutandolo nella risoluzione di problemi. In realtà il rimuginare porta le persone ad essere bloccate emotivamente in un sistema d’ansia e insicurezza con una falsa percezione di aver risolto i problemi.

Se questi meccanismi sono utilizzati in modo continuativo e si inizia ad essere consapevoli dell’impatto che hanno nella qualità della propria vita, si può decidere di intraprendere un percorso psicologico, per individuare i meccanismi sottesi che lo hanno generato, al fine di modificare questo stile di pensiero con altre modalità più funzionali e costruttive.

PsiCHIcoline: “Benvenuti, vi presento la nuova rubrica”

Una rubrica che nasce dal desiderio di avvicinare maggiormente le persone alle tematiche  psicologiche. Conoscere e conoscersi per considerare i problemi, le paure, le sofferenze come opportunità, spesso scomode e sgradite, di fermarci e guardarci dentro per trarre nuova forza, consapevolezza, speranza e fiducia.

A cura della Dott.ssa Monica Rupo

Psicologa – Psicoterapeuta

Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto,

vedere in primavera quel che si era visto in estate,

vedere di giorno quel che si era visto di notte.

(Josè Saramago)

Mi presento, mi chiamo Monica Rupo e sono una Psicologa Psicoterapeuta, sono specializzata  in Psicoterapia Psicoanalitica Individuale dell’Adulto conseguito presso la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Torino. Ho lavorato per molti anni nel settore delle dipendenze, nello specifico nell’alcol dipendenza, da cui ho attinto un bagaglio di esperienza insostituibile. In questi ultimi anni lavoro come libera professionista e mi mi occupo di  aspetti che riguardano la sfera emotiva e relazionale che le persone hanno nei i propri contesti di vita, coppia, famiglia, scuola.

Lavoro con adulti, coppie, adolescenti e genitori di figli adolescenti. In questi anni sono stati fatti molti passi avanti nell’accettazione della Psicologia come scienza che permette di aiutare le persone nei momenti di difficoltà e di sofferenza;  che si occupa dunque dell’uomo nella sua globalità e non soltanto negli aspetti patologici del suo comportamento. Questa rubrica rappresenta per me l’occasione di unire due grandi passioni, la psicologia e la lettura/scrittura. Cito una frase di Tiziano Terzani che dice: “Il rispetto nasce dalla conoscenza e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo.” Perché per conoscere più a fondo noi stessi e gli altri dobbiamo andare oltre le apparenze, oltre la superficie. Dobbiamo dotarci di strumenti che la conoscenza può darci per non rimanere fermi, fissi nelle nostre impressioni, non siamo un fermo immagine ma un movimento che danza e fluttua, cambia e si trasforma nel tempo. Siamo immagini a colori, in bianco e nero, opache, cangianti, nitide, e sfuocate a seconda del tempo, a seconda di come stiamo. Dico spesso ai miei pazienti che uno degli obiettivi della psicologia è capire come funzioniamo, con noi stessi e nei confronti degli altri. Capire  ed individuare i meccanismi interiori e relazionali che non funzionano e partono da soli, come una sorta di pilota automatico che si innesca senza che ce ne rendiamo conto, diventare più consapevoli di tali meccanismi ci da la possibilità di tornare in cabina di pilotaggio e riprendere la rotta e la destinazione che scegliamo per noi.

Allacciate le cinture…si parte e buon viaggio!

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