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SCRIVERE CANZONI: “Bohemian Rhapsody, la canzone perfetta”

SCRIVERE CANZONI: “Bohemian Rhapsody, la canzone perfetta”

Tristezza, profonda tristezza.

Sono uscito con questo sentimento dalla sala numero uno del cinema quando i titoli di coda che scorrevano sulle note di “Don’t stop me now” mi confermavano con assoluta certezza che il film era terminato. Ma chi poteva fermarlo quello? Per un fan dei “Queen” di vecchia data come me era inevitabile precipitarmi a visionare un film biografico sul proprio eroe, Freddie Mercury il cantante che mi ha dato una spinta a salire su un palco e divertirmi con il pubblico. Nonostante conoscessi le disavventure della band, le immagini e le note che si miscelavano nella sala, mi hanno indotto una sorta di ipnosi rapendomi per tutti i centotrentatre minuti di lungometraggio convogliando tutte le mie emozioni verso quel sentimento di cui accennavo in apertura.

Perché tristezza?Cerco di ricostruire l’iter che mi ha portato fin lì. Ascoltando il brano “Bohemian Rhapsody” mi sono chiesto, ma come si può scrivere una canzone perfetta? Non si scrive. Ce l’hai dentro, segregata in un cassettone dell’animo. È un accumulo di emozioni aggregate con lo stesso procedimento grazie al quale si formano i coralli, come il corallo delicato e forte allo stesso tempo. E queste emozioni sono categoricamente negative: paure, timori, incertezze creando un legame direttamente proporzionale con il suo prodotto artistico.
Quindi parlando del brano in questione ho recepito la relativa massa di emozioni che l’hanno creata portandomi a decidere che l’animo di Freddie Mercury era obbligatoriamente dotato di cassetti molto capienti per contenerle tutte.

Tristezza, profonda tristezza.

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