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Archivio dell'autore Andrea Laruffa

TE LO DICO IN POESIA: “Versi e parole dedicati ad una Pasquetta diversa dalle altre”

Per questa Pasquetta un po  in sordina, una piccola immagine di un tempo che può essere diverso, una finestra sul cortile dei pensieri che vanno oltre i ricordi con l’immaginazione.

Pasquetta

Pasquetta, Pasquetta
sei la prediletta
delle gite di primavera
di festa riempi l’atmosfera

E son griglie e fuochi prelibati
su quei prati dall’odore incantati
grida di gioia si elevano al cielo
in un angolo di vita sotto l’albero di melo

Ma quest’anno la gita al mare non si può fare
l’azzurro intenso dal balcone si può sognare
creando confini di pensiero
di quel mondo marino che diventa vero

E’ dalla finestra eletta
che si vive la Pasquetta
rimirando i fiori e frutti
che sui terrazzi onorano i lutti

E ripenso a quelle bambinette
che correvano per le strade in biciclette
per quel senso di vivace libertà
che si prova solo a quell’ età

Ora è un’altra Pasquetta
che non va più di fretta
dove il silenzio scorre lento
e gioca a nascodino con il vento

Tiziana Calamera 13 Aprile 2020

C’è un linguaggio con cui spiegare gli eventi e il mondo che ci circonda in modo empatico e riflessivo: la poesia, che interpreta in profondità il nostro legame interiore con esso e muove le corde emotive alla ricerca di intuizioni concrete che ci fanno evolvere. Sarà un viaggio alla scoperta del proprio essere, che vi invito a fare con me.

A cura di Tiziana Calamera

Poetessa

PINEROLESE WILD: “Pequerel, la giornata delle due stagioni”

Marzo è pazzerello… al mattino qualche centimetro di neve a Fenestrelle, al pomeriggio tutto asciutto sul versante a sud…. mi sa che Greta un po di ragione c’è l’ha!

Passeggiata da Fenestrelle a Pequerel, tra antichi sentieri dove un tempo tutto era coltivato ed i muretti lungo il percorso sono li a ricordarlo, in un ambiente tutto esposto al sole, dove Pequerel è circondata dal Pelvo, dall’Orsiera, da Pra Catinat, mentre dall’altro versante l’Albergian e il suo vallone fanno l’occhiolino in un ambiente maestoso.

Come sempre un posto incantevole…..

La storia di Pequerel ha molte leggende e sembra che la sua creazione sia dovuta a due fratelli…..

Una storia locale racconta che Pequerel fu fondata nel medioevo da un tale Pin Cairel, fratello meno celebre del trovatore Elias Cairel.

I due fratelli, provenienti da Sarlat, in Aquitania, erano di famiglia ricca, avendo ereditato la professione di orefici e disegnatori di blasoni del padre.

Poi, stufi di quella vita borghese, si misero entrambi a comporre canzoni, diventando giullari.

Elias, che aveva la fama di essere un pessimo cantante, ma uno dei migliori compositori di testi e melodie della sua epoca, viaggiò di qua e di là per l’Europa, partecipando alla quarta crociata e si dice combattendo pure nella battaglia di Las Navas de Tolosa contro i Mori di Spagna.

Il nostro Elias soggiornò per qualche tempo anche in Italia, in Veneto senz’altro.

Ed in uno dei suoi viaggi la leggenda racconta che egli si portò appresso il fratello minore, Pin, pure lui giullare, con una voce ancora peggiore della sua e senza neppure il dono di essere un ottimo paroliere.

I due fratelli attraversarono il Monginevro, dove passava il percorso principale della Via Francigena.

Giunti all’altezza del villaggio di Fenestrelle, si fermarono in una locanda a rifocillarsi: la figlia dell’oste, la fanciulla più bella della valle, portò due bei boccali di birra ai viandanti e tanto bastò a Pin per innamorarsi perdutamente di lei.

Il giovane convinse il fratello maggiore a fermarsi per la notte nella locanda, sperando di poter parlare con l’amata e rivelarle la propria improvvisa passione.

Ed Elias accettò.

E così per le due o tre notti seguenti, fino a che il maggiore non si stufò di aspettare che il timido Pin si dichiarasse.

Così andò lui a riferire alla giovane l’amore del fratello e scoprì che pure lei lo amava. “Valli a capire – pensò Elias tra sé – due giorni che parlottano e già si vogliono sposare, io ho viaggiato mezza Europa e Palestina ed ancora non ho trovato una dama da amare…”

Fatto sta che Elias abbracciò il fratello augurandogli ogni bene e ripartì, in direzione di Treviso, dove sperava di trovare accoglienza presso il signore Azzo d’Este. Avvenne però che l’oste non volesse dare la figlia in sposa ad un giullare, benché costui giurasse di essere un artigiano di grandi doti, sia nel lavorare i metalli preziosi, sia il legno. “Dimostramelo – disse l’arcigno valligiano – e avrai in moglie la mia figliola”.

Così Pin si inerpicò sulle montagne sopra Fenestrelle, dove all’epoca non c’erano né forti né alberghi inquietanti, e, aiutato solo dalla propria amata, in pochi mesi edificò la propria casa, con tanto di fregi d’oro e di legni finemente intagliati.

La casa di Pin Cairel divenne così celebre e pregiata che ben presto altri giunsero a vivere nella sua valletta e la borgata che ne uscì prese il nome dal suo fondatore: Pincairel, oggi Pequerel.

La biografia medievale di Elias Cairel racconta che egli, stanco del troppo peregrinare, tornò ormai anziano a morire a Sarlat, da cui era partito tanti anni prima. Ma é bello pensare che si sia fermato a Pequerel, dal fratello Pin.

TE LO DICO IN POESIA: “I tempi del Coronavirus”

Sono affetto da Coronavirus. Già… è capitato. Proprio a me. E’ stata colpa di quel cinese senza difese, venuto dal suo paese.

Ora son qui isolato, tra il mio letto e la poltrona leggo una storia buona.

Passare il tempo è difficile, penso al lavoro che mi dà decoro. Non ci posso andare, chiuso in casa mi tocca stare.

Chissà se passerà e quando passerà, potrò uscire di nuovo con la stessa dignità? Sono portatore di problemi, ho scritto una storia dove l’economia è stata spazzata via da un piccolo animaletto che si infila dentro il petto.

Eppure è invisibile, ma fa paura, è temibile perché si diffonde in modo formidabile.

Mette alla prova la scienza e la medicina che è confusa più di prima. E’ solo un’influenza che si espande con arroganza. Ma noi la vinceremo se tutti uniti rimarremo.

Al teatro non si va più, si sta distanti almeno un metro per non rischiare con la saliva di finire in terapia intensiva.

Penso al mio viaggio in treno verso la bella Sicilia, dovevo partire in primavera per un’esperienza vera. Ma il treno non parte più. Solo fra i suoi binari senza gli “infestanti” passeggeri.

E’ un pellegrinaggio verso mondi inesplorati, fatti di gel e supermercati svuotati, dove l’unico pensiero e quel sogno così vero di pace e di speranza verso l’essenziale tolleranza.

Eppure è già successo nel medioevo che la peste falciò le folle e tutti la presero con le molle. Gli appestati furono abbandonati e i moribondi calpestati.

Ora è diverso. Stiamo chiusi in modo regale con pasti caldi e il telegiornale che ci informa ogni minuto se più di uno è sopravvissuto.

Alle fine della storia cosa ci mancherà? Quell’abbraccio e quella stretta di mano che sono dell’umanità l’essenza dell’uomo. E mai più tornerà quel momento tanto atteso, del bacio sulle labbra verso la mia lei proteso, guardandola negli occhi aspettando che mi tocchi.

Siamo al tempo del Coronavirus, si è trasformato anche il visus perché non abbiamo più occhi per vedere i colori delle primavere, offuscati da chi ha perso il coraggio di continuare il proprio viaggio.

Oh Dio pensaci tu a sistemare la questione, con la tua santa protezione. Di invisibili te ne intendi nella vita dei tuoi mondi. E chissà che non sia la volta buona per ricordare la tua storia e rinfrescare la memoria. Dopo il trapasso non c’è il collasso, ma l’inizio di una nuova vita, di tutto l’amore possibile colorita.

Tiziana Calamera 9 marzo 2020

C’è un linguaggio con cui spiegare gli eventi e il mondo che ci circonda in modo empatico e riflessivo: la poesia, che interpreta in profondità il nostro legame interiore con esso e muove le corde emotive alla ricerca di intuizioni concrete che ci fanno evolvere. Sarà un viaggio alla scoperta del proprio essere, che vi invito a fare con me.

A cura di Tiziana Calamera

Poetessa

CANDIOLO: “Donazioni per emergenza Covid19”

Per i cittadini candiolesi interessati a donare somme di denaro per finanziare l’acquisto di generi alimentari o per il finanziamento di buoni spesa da destinare ai nuclei familiari residenti nel Comune più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da virus COVID-19 o in stato di bisogno, potranno effettuare delle donazioni attraverso bonifico bancario al seguente conto corrente:

IBAN  IT 31 B 05696 01000 000070382X68

Intestato a

COMUNE DI CANDIOLO PRO EMERGENZA COVID-19

Servizio di Tesoreria Comunale – Banca di Sondrio – Agenzia di Candiolo

CANDIOLO: “Uova di Pasqua per i bambini candiolesi”

L’associazione Senza Confini di Candiolo ha deciso di “addolcire” la permanenza a casa dei più piccoli donando loro un uovo di Pasqua.
“A nome di tutta l’Amministrazione comunale vanno i ringraziamenti all’associazione” il commento dal Municipio.

L’amministrazione comunale

VINOVO: “Una casa da favola”

Nuovo appuntamento del “Un castello da favola” che presenta “Una casa da favola” con letture e laboratori per bambini e bambini direttamente a casa ed in qualsiasi momento della giornata. Ogni sabato dalle ore 11 sulla pagina Facebook della Biblioteca Civica si potrà trovare una nuova lettura ed un nuovo laboratorio da ascoltare e preparare in un qualsiasi momento. L’accesso sarà libero.

Per informazioni: biblioteca@comune.vinovo.to.it – FB Biblioteca Civica Vinovo

LIBERI PENSIERI DI UNA FARMACISTA RUSPANTE: “Mi presento, sono IO”


Ma io chi? Sono io, io che sto leggendo. Sono corpo e mente, sono il mio migliore amico, sono il mio passato, il mio presente e il mio futuro e sono quella persona con cui passerò il resto della vita. E che cosa faccio per salvaguardare al meglio questa relazione con IO?


Qui viene il bello: la maggior parte di noi da IO per scontato, tanto c’è sempre. Invece, come per le migliori relazioni, va salvaguardato con cura. E prenderci cura del nostro aspetto interiore (quello che non vediamo) è il miglior modo per garantire un buono stato di salute e di benessere interiore ed esteriore.


Qualche esempio pratico: attività fisica regolare, alimentazione corretta e intestino sano inducono il nostro organismo a mantenere il peso forma, il giusto tono muscolare e a garantire la corretta eliminazione delle tossine prodotte. 

Quanti di noi si identificano in questo profilo?
Scegliereste mai delle scarpe con cui non riuscite per nulla a camminare, fatte di un materiale di scarto, non della vostra misura e pure sporche?Credo di no.
Anche il nostro IO è responsabilità delle nostre scelte. Non abbiamo bisogno di tante cose per star bene, spesso è sufficiente mettere in pratica le SANE BUONE ABITUDINI, una alla volta. Il nostro IO ci saluterà ogni mattina con un sorriso ed un ringraziamento in più per la bella relazione che non solo non è più scontata, ma è diventata una relazione importante.

La sfida col proprio IO è lanciata, a ciascuno di noi la scelta di come condurla.

Una rubrica che nasce dal desiderio di far conoscere il farmacista come consulente della salute a 360 gradi e non solo come preparatore e dispensatore di medicine e scatolette.

A cura della Dott.ssa Silvia Boggiato

Farmacista

PIOBESI: “La spesa sospesa”

E’ partita nel Comune di Piobesi l’iniziativa “Spesa sospesa”, di fronte agli esercizi commerciali del territorio, aperti al pubblico, sarà disponibile un carrello:

SE PUOI LASCIA, SE NON PUOI PRENDI
Per aiutare le famiglie in difficoltà:

– Fai la tua spesa e lascia i generi alimentari a lunga conservazione negli appositi contenitori che troverai nei punti vendita aderenti
– I prodotti verranno raccolti a fine giornata dalla Pro Loco locale e consegnati alla Caritas Parrocchiale per la distribuzione.

“Si ringraziano i Supermercati Bascom per il supporto tecnico e grafico, tutti i commercianti che hanno aderito all’iniziativa, la Pro Loco, la Caritas Parrocchiale, e tutta la popolazione che vorrà e potrà contribuire” il messaggio del Comune.

PsiCHIcoline: “Come stiamo?”

“Una vita sociale sana si trova soltanto,

quando nello specchio di ogni anima la comunità intera trova il suo riflesso,

e quando nella comunità intera le virtù di ognuno vivono.”

“Ciò che non giova all’alveare, non giova neppure all’ape.”

“L’uomo è per natura un animale destinato a vivere in comunità.”

Rudolf Steiner

Scrivere un articolo ai tempi del Covid-19 non è facile. Avrete letto molte informazioni, a volte chiare, a volte contraddittorie: dati, numeri, statistiche, dietro i quali vi sono però vite, storie, famiglie. Vi è inoltre una difficoltà che riguarda anche un altro aspetto, mai come in questo momento ciò che sta accadendo riguarda tutti noi, nessuno escluso.

E allora parto da qui: Come state? Come stiamo? Riuscite a vedere il bicchiere mezzo pieno o lo vedete mezzo vuoto? Disastro o opportunità? Abbattimento o speranza?

Parto da una riflessione personale: tempo fa condivisi un post su un social in cui c’era la famosa frase “andrà tutto bene” il quel periodo pensai fosse l’iniziativa di una mamma che voleva trasmettere un messaggio positivo e al contempo occupare il tempo dei figli. Allora mi sembrò una bella idea, oggi troviamo questa frase scritta, con un bel arcobaleno, in teli bianchi appesi a tanti balconi. Ma più osservo questa scritta, più passa il tempo e meno mi piace. E non perché non sia una bella frase, ma perché in quel “andrà tutto bene” c’è una speranza che molte persone non possono più condividere; quelle parole non gli appartengono più. E alle persone, alle famiglie, che non è andata bene, vorrei potessero sentirci vicini, compresi. Certo si dirà, la speranza è importante, e questo è profondamente vero, ma è altrettanto importante avere la consapevolezza che stare dentro e accanto al dolore e attraversarlo è una condizione umana che non possiamo pensare accada solo agli altri, e questo sembra essere il messaggio più duro che questo virus ci sta dando.

La paura, l’ansia e il panico, accompagnano il trascorre delle giornate. Alcuni hanno fatto scelte difficili, dolorose, chi tempo fa e chi oggi, distanziando i propri cari più a rischio di salute, quelli lontani, quelli nelle case di riposo, nei reparti ospedalieri, ecc… e non li hanno più visti. Non sono più riusciti a dare loro un abbraccio, un saluto. Un dolore che durerà per sempre. Un dolore nel dolore.  Le normative chieste ci hanno imposto di modificare le nostre abitudini basilari, strette di mano, abbracci, frequentazioni, vita sociale, distanziandoci e guardandoci con sospetto, come solo il clima di terrore e panico sa invocare. La preoccupazione per il domani, per il lavoro, per una crisi economica generale, inizia a prendere lo spazio nella mente delle persone che trascorrono insonni molte notti.

Chi ha potuto, ha lavorato da casa, i bambini e ragazzi all’inizio felici di questa inattesa vacanza , hanno iniziato, ad avvertire la noia, la difficoltà a gestire e riempire il tempo, apprezzando e rivalutando quei momenti di socialità e impegni scanditi da una quotidianità che quando la vivi, ti sembra insopportabile, ma quando ti manca ne invochi il ritorno. E poi con il trascorrere delle settimane, gli studenti hanno ripreso un po’ di pseudo normalità con il ripristino di una scuola online, che colta impreparata da questa situazione sta provando, pur con mille difficoltà, ad aiutare a distanza i propri alunni. Genitori stanchi, soli, senza il sostegno dei nonni tenuti a distanza per proteggerli, con la fatica di gestire l’argento vivo insito nella gioventù, che non vuole farsi “chiudere” anche se per il loro bene, diventa una guerra costante; così come al contrario temere le ripercussioni di un isolamento sociale che per molti ragazzi sta diventando normale, persi nella loro bolla virtuale, rinunciano anche solo a prendere una boccata d’aria per accompagnare il cane.

Prendo a prestito la parola di una mia paziente (che ringrazio per avermi autorizzato) che mi disse di sentirsi “alienata” in questa situazione, e se ne ricerco l’etimologia la trovo una definizione puntuale:

Cit: “Nel linguaggio filosofico si intende reso estraneo, ridotto a cosa o natura, senza libertà.

Montesquieu diceva che: “La libertà è quel bene che ti fa godere di ogni altro bene.”

 E questo è e il bicchiere mezzo vuoto.

E a tutti noi, la mancanza di libertà ci sta costando?  Quanto? Come stiamo reagendo?

Molti avranno reagito cercando di trovare “degli aspetti positivi” anche nella situazione estrema: passare più tempo in famiglia, rallentare i ritmi ecc. Passare accanto ai cortili condominiali che ormai non hanno più la loro funzione socializzante e vedere papà che giocano a pallone con i loro figli è un’immagine così forte e suggestiva da farmi commuovere. Il profumo del pane, delle torte ,delle pizze che inondano le nostre case, fa sussultare il cuore, ci fa tornare indietro nel tempo. Nonni o genitori che imparano a fare le videochiamate ci aiuta, almeno un po’, a sopportare la loro mancanza. Generazioni nuove e vecchie accomunate dalla tecnologia; si è distanti ma ci sentiamo anche vicini.

 E questo è il bicchiere mezzo pieno.

E poi c’è un bicchiere speciale che definirei colmo: di bontà, di gratitudine,  di senso del dovere,  di passione, di sacrificio, di altruismo, ed è colmo delle tante persone che hanno dovuto garantire i servizi, esponendosi in prima persona ed esponendo i loro familiari al contagio. A voi/noi tutta la solidarietà e il nostro grazie. Grazie anche a coloro che se pur con la difficoltà delle restrizioni,  hanno facilitato e reso possibile il compito di aiutarvi e sostenervi. Alle professioni sanitarie in primis, ma anche a tutti quelli che hanno continuato a lavorare per andare avanti: negozianti, tecnici, operai, addetti alle pulizie, trasportatori, autisti impiegati, magazzinieri, forze dell’ordine, tantissimi volontari, ecc… tanti, tanti davvero.  Un grazie di cuore, perché ci avete fatto sentire parte di un tutto, di una comunità, di un paese, di una nazione, di una umanità. 

Affido il mio abbraccio scritto, a tutti voi e ai vostri cari, alle bellissime e profonde parole di Mahatma Gandhi:

“La conclusione logica del sacrificio di sé è che l’individuo si sacrifica per la comunità, la comunità si sacrifica per il distretto, il distretto per la provincia, la provincia per la nazione e la nazione per il mondo. Una goccia strappata dall’oceano perisce inutilmente. Se rimane parte dell’oceano, ne condivide la gloria di sorreggere una flotta di poderose navi.”

PsiCHIcoline è una rubrica che nasce dal desiderio di avvicinare maggiormente le persone alle tematiche  psicologiche. Conoscere e conoscersi per considerare i problemi, le paure, le sofferenze come opportunità, spesso scomode e sgradite, di fermarci e guardarci dentro per trarre nuova forza, consapevolezza, speranza e fiducia.

A cura della Dott.ssa Monica Rupo

Psicologa – Psicoterapeuta

PIOBESI: “Sportello di consulenza psicologica”

A seguito dell’attuale situazione sanitaria di emergenza, a supporto dei cittadini piobesini, professionisti del settore, operanti anche sul territorio, si rendono disponibili per un supporto telefonico gratuito.
Il servizio è rivolto a tutti i piobesini che ritengano necessario ricevere questo aiuto in seguito alle problematiche connesse con il timore e le limitazioni legate al Coronavirus.
Si allega documento con le modalità di fruizione del servizio.

Per maggiori informazioni:
http://www.comune.piobesi.to.it/Home/Menu…

“L’altalena – Una poesia di Tiziana Calamera”

L’altalena


Scende la sera
il cuor mio spera
che non sia una chimera
l’inizio di questa primavera
la mia casa non è un tormento
ma un luogo di contenimento
in cui imparare il discernimento
per superare questo patimento
la finestra è l’apertura sul mondo
di questo panorama sordo
da salvare attraverso lo sguardo
che lo osserva nel suo profondo
la vita scorre appena
tra le spinte di un’altalena
che l’anima fa volar serena
lontana da questa quarantena

Tiziana Calamera 26 Mazo 2020

“Il nostro #IOSTOACASA visto dai coinquilini della nostra terra.”

Una ipotetica conversazione tra volatili del nostro territorio.

Quelli là sotto hanno un grosso problema in questo momento…

-Si, sono sempre chiusi in casa, chissà cosa sta succedendo…

Mah!… Di preciso non so, sono tutti agitati, mai visto cosi poca gente in giro.

-Ho sentito parlare di un virus, mi pare si chiami Covid19, una roba che arriva dalla Cina, ma per nostra fortuna tocca solo gli umani.

Ho sentito anch’io, pensa che mi hanno detto che devono sempre stare in casa, e solo uscire per comprarsi il cibo e le cose più urgenti.

– Eh mica come noi che, seguendo il ciclo di Luna, sole e stelle, tutti i giorni per il mangiare una fatica di ramo in ramo, ogni tanto e bene che patiscano un po anche loro.

Si ma deve essere una cosa seria, con così poca gente in giro.

L’amico Airone che vede più lontano per la sua altezza mi ha detto che hanno chiuso tutte le cose non necessarie: bar, negozi e tutti quei servizi non essenziali. Possono andare al lavoro e uscire per le urgenze mediche.Ecco vedi loro sono sempre avvantaggiati, lavoro, salute, svago…

-Beh, non direi, sono messi male adesso, devono riguardarsi un po’, ne va della loro salute…

Si ma c’è ancora troppo gente in giro, rischiano di ammalarsi tutti, poveri i nostro cugini cagnolini che devono farsi passeggiate tutto il giorno…

-Pensa che ho saputo che hanno fermato tante cose: cinema, teatri, ristoranti tante fabbriche, le scuole ed anche lo sport, ed è proprio una cosa grave.

Ecco, la cultura è sempre la prima cosa che fermano, come se la gente non abbia bisogno del sapere… Ma meno male che loro hanno internet che li aiuta a passare il tempo e possono trovare spazi di cultura sul web.

-Ah si proprio, tante di quelle robe assurde ci trovi la sopra…

Ma dai, ci sono anche cose che servono, e poi in questo momento che gli umani non possono stare insieme, almeno si incontrano virtualmente.

-La cosa però mi preoccupa un poco, se devono aver bisogno che altri gli organizzano le giornate a casa, sono un po persi nel loro mondo, capitasse a noi saremmo già tutti stecchiti di fame.

Si, vero, però dopo tanti anni che non sei più abituato a tutte quelle “relazioni da strada e da cortile” fai fatica a gestirti il tuo tempo libero da solo.

 -E come mai questa roba?

L’evolversi dei tempi, il progresso dicono….

-Speriamo che a noi volatili non succeda…

Mi sembra di aver sentito che tanta gente è rimasta a casa, ed in questo periodo ha perso momentaneamente il lavoro.

-Beh, si molte aziende hanno chiuso temporaneamente, e chi può fa lo Smart Working.

Smart che?……

-Ma si dai, il lavoro da casa, ma aggiornati un po’….

E chi continua a lavorare?

-Ci sono tutte una serie di cose da fare per lavorare in sicurezza, sempre che le aziende abbiano voglia di farlo. Mi hanno raccontato che alcune aziende attente ai bisogni dei propri dipendenti forniscano loro disinfettanti saponi e fanno salti mortali per trovare le mascherine per proteggere uno dei beni più grandi che un’azienda possa avere. I propri dipendenti.

Ma non tutte le aziende sono così, tante lasciano i propri dipendenti al loro destino….

-Ah… quindi anche in questo momento che gli umani devono essere uniti riescono a dividersi… e quindi l’obbligo di proteggersi e proteggere gli altri dal contagio è sostanzialmente scaricato sulla lavoratrice e sul lavoratore, compresi quelli più ricattabili, i precari e non sindacalizzati, quelli delle cooperative, le partita iva che lavorano nelle redazioni di giornali e programmi tv, i “liberi professionisti” che pedalano, i “collaboratori” che puliscono e via dicendo

Quindi i nostri coinquilini che sono in emergenza, in una situazione mai vista prima, preferiscono contenere il debito più che il contagio, ma, data l’inedita e drammatica emergenza, hanno fermato tutte le attività non indispensabili quali il Parlamento, sospeso le elezioni, fermato la scuola, posticipato interventi chirurgici e sedute di chemioterapia.  E non possono imporre per legge alle imprese – come per legge viene imposto ai cittadini di stare a casa –di rifornire i lavoratori di guanti e mascherine?

-Eh già a quanto pare possono smettere di istruire i giovani, vedere i loro cari, curarsi, passeggiare, fare l’amore, ma non di toccare l’economia? A questo li ha condotti il sistema che hanno adottato come se fosse l’unico fattibile?

Difficile capirli, ore però per evitare guai anche per noi stiamo ad un metro di distanza e solo uno per famiglia a fare la spesa…..

“Si apre la porta del Covid 19, una lacrima il primo incontro. Infermiere in corsia”

L’odore di candeggina accompagna il mio ingresso in reparto. A pochi metri da me una striscia di nylon bianca ed arancione sostiene un cartello fatto con carta da fotocopiatrice. La scritta è eloquente, VIETATO ENTRARE.  Entro con cautela nella “zona pulita.” La stanza è visibilmente riorganizzata, grandi scatole accatastate coprono le pareti, sopra ogni ripiano contenitori con pistole a spruzzo gocciolano copiosamente. Una grande finestra aperta, si affaccia nel buio. Solo qualche luce lontana scintilla silenziosa. Una giovane ragazza, con lunghi capelli neri mi saluta, esile come un fuscello. Un’altra giovane donna esce da una porta laterale. Il suo passo è più deciso. Capelli corti, occhi chiarissimi. Mi presento, “Ciao, sono Graziano, questa notte lavorerò qui. Ditemi tutto, io alle spalle ho 30 anni di psichiatria, voi?”.  Un grande silenzio… Poi, “Qui va bene tutto, nessun problema, io ad esempio ho bisogno di uno psichiatra, sono cosi fusa che non ricordo neppure il mio nome.” Ridiamo tutti assieme, nel frattempo mi siedo. Guardo il cartellone dei pazienti. 20 ricoverati, un solo posto libero. Da un’altra porta vedo arrivare un’altra collega, la riconosco dalla divisa. Il volto è coperto dalla mascherina in basso e dei profondi solchi in viso e nella fronte, intravedo la base del naso, sembra arrossato, ma non oso chiedere nulla. Sono l’ultimo arrivato. In attesa della consegna, per non rimanere fermo prendo una bottiglia con lo spruzzo, una manopola e comincio a detergere tutto. Nonostante la mascherina l’odore pungente di candeggina penetra le mie narici. Le maniglie sono i primi bersagli, poi ripiani, tavoli, scrivanie, stipetti, non manco nessun bersaglio. Ormai siamo tutti presenti. Inizia la consegna. La collega arrivata dalla porta del corridoio, inizia a parlare con dovizia di particolari. Il sig. xxx, è portatore di Venturi al 4% di ossigeno, satura al 90% ma in aria libera va sotto l’80%, l’EGA in aria libera è pessimo, in ventilazione discreto. PO2 nei limiti della norma, ma ieri molto peggio. Deve ripetere l’EGA domattina, più tutti gli esami in urgenza. Non ha un buon emocromo, e gli enzimi epatici sono tutti alterati, inoltre è KC positivo. Ha avuto due scariche diarroiche, feci non formate. Il secondo tampone al Coronavirus ha dato esito positivo. La mia mente comincia a girare vorticosamente. “La Venturi? Questa è un’avventura altro che Venturi.” Penso fra me e me, poi guardo il foglio della consegna, vi sono una serie di simboli accanto alle parole che sicuramente hanno un significato… ma quale? Non mi perdo d’animo, basta chiedere, ma non ora. Ascolto con estrema attenzione il resto della consegna. Le mie mani sono ferme, anche la mente lo è. Finita la consegna rimango con altre due colleghe. Siano fortunati ad essere in tre… senza dire nulla, una delle due, forse per rispetto della mia calvizie e barba bianca, dice, “Mi cambio io, inizio da sola, poi verso le tre venite voi e io resto nella zona pulita. Domattina vi sono 16 prelievi e 12 EGA, meglio essere in due. Alle 6,00 vi è anche molta terapia. Soprattutto endovenosa, qualcosa è già preparato, il resto è da preparare. Meglio che inizio.” Come un automa apre un armadio e tira fuori una serie di presidi, una tuta bianca da “imbianchino,” con un cappuccio, calzari azzurri per gli zoccoli, calzari verdi che coprono fino ai polpacci, due sacchetti dalla spazzatura piccoli, anche se non capisco l’uso, un grosso e pesante camice verde con dei lacci laterali e dietro, un paio di guanti con le maniche lunghe, un paio di guanti con le maniche più corte, poi cerca dentro l’armadio altro. Già solo per la prima ricerca sono passati molti minuti… Dopo estrae degli occhiali apparentemente da palombaro, di plastica trasparente, che coprono anche la parte laterale, degli occhi.  Poi inquieta ma concentrata prende da un altro armadio l’oggetto più indispensabile. La mascherina ffp2. Ci guarda e dice, “Ne abbiamo solo tre per questa notte e quattro per domattina, non dobbiamo sprecarle. Io guardo le mascherine con estremo rispetto. Il mio sguardo è fisso sopra di loro… non voglio guardare la collega, provo un enorme rispetto per la sua sicurezza. Ma ad un tratto vedo il suo volto corrucciarsi, gli occhi si inumidiscono. Lei sente il mio sguardo addosso, “Scusate la candeggina mi irrita gli occhi,” poi si gira e va in bagno, sento che strappa della carta. Non so che fare o cosa dire, l’altra collega ha lo sguardo basso. L’odore di candeggina e davvero pungente, viene da piangere anche a me… Si mi viene da piangere non da lacrimare. Mi alzo e vado verso la finestra, respiro ad ampie boccate, guardo il buio, il nero, il vuoto, l’incertezza. Le mie mani sono appoggiate al davanzale, le immagino già contaminate. Poi lentamente torno in me. Mi giro e dico, “Vado io se vuoi, nessun problema,” “No, non puoi, non conosci i pazienti e sei del tutto nuovo, andrai dopo con Francesca, io me la cavo benissimo, è la seconda notte che faccio,” “Va bene come vuoi tu”. Rispondo io quasi bloccando il tempo ed il respiro.  Quindi la giovane donna, la giovane collega, inizia la vestizione…

Perché una rubrica? Perché una rubrica con dentro contenuti di uno scrittore attore? Semplicemente perché l’arte non è solo apparire ma è anche lavorare con se stessi per approdare a risultati di cui tutti possono fruire. Leggere… leggete… troverete un mondo dentro gli spazi bianchi fra le righe nere.

A cura di Graziano Di Benedetto

Scrittore – Attore

NONE: “Comune, Caritas, Lions e Alpini insieme per la raccolta alimentare”

Da lunedì 6 Aprile parte la raccolta alimentare a sostegno delle famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza Covid19.
Sarà possibile acquistare in tutti i supermercati di None (Mercatò, INS e Presto Fresco) beni di prima necessità e lasciarli nei contenitori dedicati.
I volontari del gruppo Lions di None – Airasca, dei Giovani Democratici e del Gruppo Alpini seguiranno alternandosi la raccolta nei vari punti.
Tutto quello che verrà raccolto verrà portato in Caritas per poi esser smistato ai più bisognosi.
Se qualcuno volesse partecipare come volontario, può segnalare in Comune la propria disponibilità, anche tramite la pagina Facebook.

NONE: “I Giovani Democratici nonesi a sostegno dell’ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano”

Gli iscritti e simpatizzanti dei circoli PD e GD di None, Airasca e Piobesi Torinese che hanno devoluto 500euro all’ospedale di provincia San Luigi Gonzaga di Orbassano: “In un momento dove siamo tentati di pensare di essere impotenti, possiamo in realtà essere fortemente di aiuto alla comunità. In primo luogo curando la salute nostra e dei nostri concittadini rispettando le disposizioni del Governo, e contribuendo, ognuno con le proprie possibilità, a sostenere le persone e le strutture che in questo momento di crisi sono in prima linea per assicurare un ricovero a chi ne ha bisogno, che ringraziamo ancora una volta per il loro incredibile lavoro” uno dei loro commenti.

CASTAGNOLE: “L’Amministrazione consegna un uovo pasquale ad ogni bambino”

Nella giornata di lunedì 6 aprile 2020 l’Amministrazione comunale consegnerà a tutti i bambini residenti in Castagnole Piemonte della Scuola dell’Infanzia, Scuola Primaria e Scuola Secondaria di 1° Grado, anche se non frequentanti le Scuole del territorio, un simbolico uovo di Pasqua

“La Pasqua rappresenta per tutti un momento di rinascita, un inno alla vita. Pasqua 2020 sicuramente la ricorderemo tutti, una Pasqua che nessuno di noi ha mai conosciuto, che ci chiede di essere uniti nonostante tutti costretti alle distanze, alle separazioni, imposte da un nemico invisibile che si è insinuato nelle nostre vite costringendoci ad enormi sacrifici. Una sorpresa ai bambini che in questo lungo periodo di chiusura hanno rinunciato alle loro PICCOLE – GRANDI libertà: giocare, incontrarsi, fare sport, andare a scuola…
Il sorriso che avvolge i loro sguardi possa infondere in noi adulti la forza per uscire da questa bolla di tempo sospeso e restituire loro la serenità”

CANDIOLO: “La spesa sospesa”

A partire dal 4 aprile 2020 davanti alle attività esercenti aderenti all’iniziativa saranno disponibili dei contenitori nei quali porre beni alimentari a lunga conservazione destinate alla popolazione candiolese più bisognosa.

A partire dal 14 aprile 2020 persone in difficoltà potranno recarsi all’interno della Casa Parrocchiale il martedì e venerdì dalle ore 9 alle 12.

“La fede dentro un libro ed il viaggio verso il Covid 19. Infermiere in corsia”

Siamo a cena. Si sente solo il tintinnio delle posate che urtano i piatti. Forse fanno più rumore i pensieri. Una semplice frittata ed un’insalata. La voglia di cucinare è scappata via, accompagnata dalle brutte notizie. Le parole sarebbero un contorno amaro, poco digeribile. Silenzio. Un silenzio molto rumoroso. “Vado a riposare un po’, cosi sarò più fresco dopo,” mi ritiro in camera. Chiudo gli occhi ma immagini viste ai notiziari mi impediscono di riposare. Meglio alzarsi e prepararsi. Aspettare è una tortura. Indosso una tuta, più pratica, si leva prima e si lava in fretta. Saluto senza guardare, da un’altra stanza. Non voglio vedere nessuno e non voglio essere visto. Un ultimo gesto. Tolgo l’anello nuziale, la fede, e la ripongo dentro un libro. Un oggetto che potrebbe essere d’intralcio alle attività. Mi sento nudo, solo. La mancanza di un anello può darmi questa sensazione?  L’auto puzza di umidità. Forse puzza di paura. Non accendo nemmeno la radio. Voglio sentire il mio respiro, la strada quasi deserta, poche auto scivolano sull’asfalto come pensieri impazziti. Dopo poco, troppo poco, eccomi davanti al nosocomio. Grande per gli uomini, inerme di fronte al virus. Le finestre chiuse sembrano occhi, incapaci di guardare la realtà. Chiusi per nascondersi e per nascondere. A passi veloci salgo per la salita, tutto inizia con difficoltà. La salita non è ripida ma è lunga… apro la grande porta, la spingo con forza, è pesante, scricchiola, cigola, sembra lamentarsi di qualcosa di indefinito. Dopo pochi passi le mie narici vengono riempite di un odore acre, acido, irritante. Mi vedo bambino quando, mi recavo con i miei genitori in ospedale. Qui tutto odorava di alcool e segatura, anche altri odori aleggiavano, erano odori che toglievano l’appetito… rimanevo in portineria, i bambini non potevano entrare.  Ma adesso per me la portineria è solo un passaggio. Le scale luccicano, forse piangono. Le luci riflettono sopra i marmi pezzi di luce fastidiosa. Corridoi vuoti. Nessun passo, nessun rumore. Solo silenzio. Porto con me in una busta di carta la divisa, le scarpe nient’altro. Nelle tasche solo la chiave dell’armadietto la carta d’identità le chiavi della macchina e di casa. Si di casa… l’unico rumore è il cartellino che passando suona. Un suono stonato. Acuto, penetrante. La mascherina chirurgica respinge il mio respiro, l’umidità è fastidiosa. Sento l’odore dell’anima forse, quell’anima che non si lamenta, quell’anima che mi accarezza, quell’anima che spinge i cattivi pensieri altrove. Anche lo spogliatoio è vuoto. Sono in enorme anticipo, ma questo è il modo di essere. Odio il ritardo. Il rumore metallico dell’armadietto è l’unica compagnia, ma è grigio, arrugginito, piegato da anni di passaggi. Lo trovo brutto, spento, non d’aiuto. Le macchie di ruggine sembrano cicatrici e lacrime. Devo cambiare pensieri. No. Non devo iniziare cosi. “Tutto andrà bene, tutto andrà bene, “ mi ripeto, imitando gli hashtag del momento. Esco dallo spogliatoio. Percorro il lungo corridoio, mi guardano solo i muri. La statua dell’androne è troppo seria per me. La saluto con un “Arrivederci a domani, non andare via, “  poi mi metto a ridere da solo, ma questo si deve fare. Ridere e sorridere. La tristezza non deve accompagnarmi. La tristezza è cattiva consigliera, ti costringe a vivere male, per poi dissetarsi delle tue lacrime. Non voglio darle da bere. Devo farle soffrire la sete e la fame. Le scale mi sembrano poco faticose adesso.  Giro a sinistra… ecco ci sono.  Un grosso sospiro, un grande sorriso nascosto dalla mascherina ma visibile all’anima. Suono il campanello…

Perché una rubrica? Perché una rubrica con dentro contenuti di uno scrittore attore? Semplicemente perché l’arte non è solo apparire ma è anche lavorare con se stessi per approdare a risultati di cui tutti possono fruire. Leggere… leggete… troverete un mondo dentro gli spazi bianchi fra le righe nere.

A cura di Graziano Di Benedetto

Scrittore – Attore

“La telefonata. Io ed il Covid 19. Infermiere in corsia”

Era circa metà gennaio: in Italia arrivavano spot, notizie di una nuova influenza, provocata da un virus non ben definito. L’epicentro era la Cina. Si vedevano immagini di mercati dove animali morti come pipistrelli, topi, serpenti, cani e animali vivi, ammassati e malnutriti erano in vendita davanti a una massa incredibile di persone, che si accalcava per acquistarli. Ero distratto da altro, famiglia da accudire, presentazioni di libri in programma, lezioni universitarie da preparare e quotidianità da svolgere. Per rassicurarmi coniai un piccolo proverbio, “la Cina non è viCina”, così facendo, chiusi la mia paura in un cassetto e mi gettai nelle mie attività. Il tempo passava e i telegiornali, sempre più insistentemente distribuivano notizie riguardo l’influenza e nel frattempo, dosavano paura e ansia.  Ma era periodo di carnevale, le maschere…si devono indossare… anche se il mio proverbio, “la Cina non è viCina” stava lentamente sgretolandosi davanti alle immagini che vedevo. Primi di marzo…qualche caso in Italia, la Cina adesso era qui…si iniziarono a prendere timidi provvedimenti, palestre chiuse, consigli pratici, del tipo “non fate assembramenti” ed episodi di razzismo verso la comunità cinese, per condire la già felliniana situazione. La condizione di colpo precipita, i casi in Italia si stanno moltiplicando, Veneto 40 casi, Lombardia 150, Emilia 70. Piemonte, 30. I telegiornali adesso non sono più rassicuranti, non distribuiscono più immagini lontane, paura e ansia ma spargono immagini vicine, terrore e panico. Vado a lavorare in ambulatorio, la psichiatria non è un reparto di malattie infettive, ma ora anche qui si lavora con mascherine chirurgiche, (poche) e si misura la temperatura ai pazienti. Vedo negli occhi degli utenti e dei colleghi una grossa inquietudine, soprattutto per la cattiva gestione delle risorse umane.  Un giovedì arrivo a casa dopo una giornata di lavoro, tutto sembra grottesco ma quasi normale. Verso le 18 ricevo una telefonata, un dirigente ASL quasi gentilente mi dice, “Di Benedetto, verrà contattato dalla direzione, da domani è distaccato presso il reparto Covid 1, la coordinatrice darà lei disposizioni, buona serata” quel buona serata stonava molto. Non lavoro più in un reparto di medicina da almeno 30 anni, la mia specialità ormai è un’altra, ma non ho avuto né modo né tempo per discutere, dopo cinque minuti ricevo un’altra telefonata, era la coordinatrice. Molto risoluta, forse arrabbiata, non riuscivo a capire il suo stato d’animo, a malapena capivo il mio. “Buonasera Di Benedetto, domani se la sente di fare la notte? “ – “Si certo, se necessario si” – “ Non è necessario è indispensabile “ –  “ Va bene, dove devo andare?” – “Covid 1 ex chirurgia, dalle 23 alle 7, ma si presenti prima, la vestizione è lunga, grazie per la disponibilità a presto.” In meno di 15 minuti, la mia vita lavorativa era totalmente mutata, nessuna sicurezza, nessuna certezza, dovevo rispolverare immediatamente dal cassetto della memoria tutte le tecniche imparate 30 anni fa, la parte emotiva la gestisco bene, questa è ora la mia formazione, il mio lavoro, gestire l’emotività altrui, no… ho sbagliato, questo era il mio lavoro fino a questa mattina. Adesso c’è la parte più difficile da affrontare, dire alla famiglia che tutto sarà diverso, che tutto cambierà e che forse… no non voglio pensare al forse. Lo lascio in un altro cassetto, socchiuso però, non devo chiudere la paura di ammalarmi, se si è troppo tranquilli si è anche troppo distratti. Bisogna essere presenti a sé stessi, per aiutare gli altri e non incappare in grossolani errori. Entro in casa, non dico nulla, devo cercare le parole, ma devo essere chiaro, pulito non illusorio, anche mia moglie è infermiera, non posso raccontare fandonie e la figlia presente ha il grosso difetto di essere intelligente. Tutto d’un fiato dico: “Da domani vado a lavorare al Covid, dove ci sono persone affette da Covid 19, tutte positive, devo reinventarmi, non so nulla a dire il vero, se hanno respiratori, se hanno accessi venosi centrali o periferici…vedo. Quando arrivo mi organizzo, tutto qui.” Lo sguardo di mia moglie è eloquente, vorrebbe fare molte domande, ma adesso non è il momento, un semplice, “stai attento, tutto andrà bene” evita di smascherare particolari troppo crudi, forse indigeribili. Mangiamo in religioso silenzio, non voglio anzi non vogliamo sentire il telegiornale, siamo già troppo infarciti di paura, ascoltiamo mia figlia che nel frattempo sdrammatizza con la sua solita allegria. Il suo sorriso mi accarezza, il suo sguardo mi consola. Gioco con la pietanza, mi è passata la fame, ma faccio finta di niente, controllo le mie tensioni… sparecchio con cura, metto a posto ogni cosa, tentativo vano di mettere a posto i pensieri. Il silenzio regna sovrano in casa, ognuno è in stanze diverse, non si devono incrociare gli sguardi.  Da domani tutto cambia…

Perché una rubrica? Perché una rubrica con dentro contenuti di uno scrittore attore? Semplicemente perché l’arte non è solo apparire ma è anche lavorare con se stessi per approdare a risultati di cui tutti possono fruire. Leggere… leggete… troverete un mondo dentro gli spazi bianchi fra le righe nere.

A cura di Graziano Di Benedetto

Scrittore – Attore

CASTAGNOLE: “Il cielo guarda sotto, il film del regista Gasparro in visione gratuita sui social”

Questa sera alle ore 20.45 su tutte le pagine Facebook del regista castagnolese Roberto Gasparro ci sarà la visione gratuita del suo primo film dal titolo Il cielo guarda sotto con Franco NeriSimone Moretto, Manuela Grippi, Giorgio Palmiotti, Umberto Anaclerico, Cristina Giorgetti, Michele Franco, Nicola Marchitiello, Mauro VillataGianpiero Perone. “Un piccolo gesto che spero possa aiutarvi a trascorrere il tempo stando a casa. Se qualcuno proprio volesse, sarà attivo un pulsante per una donazione. Io ho scelto la Croce Rossa Italiana – Comitato di Bergamo #bergAMO” il commento del regista.
Potrete visionare il film su queste pagine: 

35mmproduzioniRoberto Gasparro.

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