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PINEROLESE WILD: “Storia e leggende tra le borgate pragelatesi”

PINEROLESE WILD: “Storia e leggende tra le borgate pragelatesi”

Il Comune di Pragelato, uno dei più estesi della Val Chisone in quanto a superficie, è composto di ben 20 villaggi o borgate. Di esso faceva parte anche, fino al 1934, cioè fino alla costituzione del comune di Sestrieres, nel quale venne inclusa, l’omonima borgata.

Molti di questi villaggi, un tempo popolosi e pieni di vita, sono ormai vuoti e abbandonati.

Alcuni di essi sono ridotti ad alpe per la monticazione del bestiame (Troncea, Seite, Laval, Jousseaud, Foussimagne, Rif), altri (Allevé, Grand Puy, Villardamond, Chezal) si animano solo nella bella stagione quando vi tornano alcune famiglie indigene per attendere ai lavori dei campi o per accudire gli alveari, oppure per ospitare famiglie emigrate nella vicina Francia o in Italia che vi fanno ritorno per ritemprare il fisico e lo spirito, o, ancora, nuclei di forestieri che hanno acquistato i vecchi casolari e li hanno ristrutturati, non sempre però mantenendovi le caratteristiche architettoniche.

Si sa però per certo che altri villaggi vi esistevano, oltre a quelli attuali. Sono i villaggi di Jabets (lou Dzabée), nei pressi di Seite in val Troncea, Nai, nelle vicinanze di Jousseaud, Granges Chalmette (lou Drôn dâ Cazèi), nell’omonima regione, Mureaux (lou Murau), a ridosso del Chisone tra Soucheres Basses e Fraisse, Rif superiore (lë Riou d’amount), a nord dell’omonimo villaggio.

Questi villaggi sono stati distrutti durante le frequenti vicende belliche che nei secoli scorsi hanno travagliato l’alta Val Chisone, spazzati via dalla furia degli eserciti in contesa. Di taluni di essi sono rimasti dei ruderi, tuttora ben visibili.

La tradizione popolare vuole però che altri villaggi esistessero nel territorio pragelatese ma di essi ben poco si sa, avvolti come sono da un alone di leggenda che non offre possibilità alcuna di documentare in concreto la loro esistenza.

Una zona che si vuole fosse sede di insediamenti umani è quella che da Villardamond si estende verso il colle Basset. In questo ampio vallone pare esistessero due villaggi, denominati Counh (a forma di cuneo) e Cabot (baita).

Il primo sarebbe stato situato a ovest di Villardamond, oltrepassato il rio denominato Coumbalét, lungo il sentiero che porta all’alpe Routsô la grôndze e all’alpe Brûn.

Quivi, in località Enversi d’amount (Inversi superiori), il piccolo villaggio sarebbe sorto, fondato forse da esuli valdesi cacciati, durante le persecuzioni ordinate dall’Inquisizione, dalla Val Troncea.

Pare che uno dei primi abitanti di Counh fosse un tale Jayme, fuggito da Laval, i cui discendenti, convertiti al cattolicesimo, si trasferirono poi a Villardamound.

Narrasi che durante una visita di Luigi XIV in Val Chisone gli abitanti del villaggio gli si presentassero davanti per rappresentargli il loro disagio nel doversi recare a La Ruà per le funzioni religiose, supplicandolo di far erigere una chiesa in località più prossima al loro villaggio.

Il re di Francia, sensibile ai bisogni spirituali dei suoi sudditi, avrebbe promesso ai postulanti che una nuova chiesa sarebbe stata eretta a Traverses.

In quell’incontro con Luigi XIV, gli abitanti del Counh avrebbero anche implorato aiuto per alleviare le loro misere condizioni economiche provocate da un’invasione di cavallette che avevano devastato i loro magri raccolti. (Tutto ciò è però frutto della fantasia popolare non essendo comprovato da nessun documento storico. Forse non si trattava del re di Francia ma di qualche suo emissario).

L’esistenza del villaggio del Counh sarebbe comprovata da due fatti, uno avvolto dalla leggenda e l’altro assai più concreto perché verificatosi da poco tempo.

Vuole, infatti, la leggenda che un viandante, proveniente dal colle Basset, incontrasse, una domenica mattina, accanto alla fontana del Villaggio, dove si era fermato per dissetarsi, sette fanciulle intente a lucidare le zangole e i paioli di rame (“Sette mariouira en tren a furbî soû buria e soû sedzelîn” dice l’antica leggenda).

Alcuni anni fa, una donna di Chezal, che si recava in visita ai propri parenti ad Allevé, attraversando la zona, avrebbe notato, là dove sorgeva il villaggio, i resti della conduttura in legno che portava l’acqua alla fontana. Ciò confermerebbe, senza ombra di dubbio, che il villaggio del Counh è realmente esistito.

Il villaggio denominato Cabot sarebbe stato situato molto oltre quello del Counh, in località lâ Platta (i pianori) sulla mulattiera che conduce al colle Basset. Di esso nulla si sa di preciso. Forse non si trattava di un villaggio vero e proprio ma di un piccolo agglomerato nel quale si erano insediate alcune famiglie di sbandati a causa delle persecuzioni religiose.

Vuole la leggenda che, a poco a poco, a causa della lunghezza e della rigidità dell’inverno e della presenza di famelici lupi che infestavano la zona, gli abitanti abbandonassero il minuscolo villaggio.

Solo due sorelle nubili si sarebbero rifiutate di andarsene. Fu durante un interminabile inverno che una delle due morì.

Essendo impossibile trasportarla a valle a causa dell’enorme quantità di neve che letteralmente tutto sommergeva sotto un’imponente massa gelata, la superstite avrebbe portato la defunta sua sorella nella parte superiore della sua dimora, quella dove si conserva la paglia e si ripone la legna, conosciuta in patouà col nome di pantèria.

Quivi, avvolta in un fascio di paglia, la poveretta sarebbe rimasta per la restante parte dell’inverno: a primavera, le sue misere spoglie avrebbero poi trovato sepoltura nel piccolo cimitero del Counh.

Altro insediamento abitativo avrebbe avuto luogo in località Croo (conche), una zona tra Allevé e Rif, a nord della borgata Granges, ai piedi di una grossa ripa denominata Bruô dë Piere Couquin (ripa di Pietro il malvagio).

In detta località, un tempo coltivata a prato e campo ed ora ridotta, al pari di tante altre, a gerbido, si possono notare dei ruderi la cui forma e disposizione possono facilmente dare l’impressione che ivi siano veramente esistite delle abitazioni.

Un ultimo villaggio si sarebbe infine trovato nei pressi della borgata Rif.

Questa sarebbe quindi stata composta di tre nuclei, e precisamente: il Rif superiore (Riou d’amount), il Rif di mezzo (Riou dâ mei) e il Rif inferiore (Riou d’avôl).

Ad avvalorare l’ipotesi dell’esistenza di quest’ultimo c’è il toponimo con cui è nota la località in cui esso sarebbe sorto e precisamente Grangiot, ossia Grôndze dë Giot (baita di Guiot, cognome, questo molto comune in Pragelato).

Nulla di più probabile, quindi, che accanto alla baita suddetta ne esistessero anche altre sì da formare un vero e proprio villaggio, abbandonato e poi distrutto nell’arco dei secoli.

http://www.chambradoc.it/lavaladdo-testiinitaliano/antichiVillaggiPragelatesi.page

Andrea Laruffa

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