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CASTAGNOLE: “Vince il Lucio Dalla e vola a Sanremo”

CASTAGNOLE: “Vince il Lucio Dalla e vola a Sanremo”

Da Castagnole a Sanremo. Il musicista castagnolese d’adozione, nato in Abruzzo, Antonio Cerrone classe 1952, ha presentato nei giorni cui si svolgeva il 70° festival della canzone italiana il suo primo singolo intitolato “Il 15 d’agosto”. Il cantante, chitarrista, compositore e paroliere per passione com’è arrivato nella città dei fiori esibendosi alla vetrina del premio Lucio Dalla? Da sempre appassionato di musica con la sua chitarra acustica, anche se non ha mai fatto parte di un gruppo musicale, negli anni ha composto brani che ha lasciato nel cassetto; un paio di anni fa con l’arrivo del riposo lavorativo riprende in mano i suoi scritti e ne compone di nuovi dando sfogo alla voglia di raccontare storie attraverso brani propri.

Conosce il maestro Alberto Marsico ed il bassista Flavio Luserna, altro castagnolese ed il percussionista Ismael Souza e danno vita al gruppo musicale “Tony Cerrone trio” iniziando ad esibirsi in alcuni locali del torinese. I suoi brani echeggiano la musica americana degli anni 40 e 50, ma con un tocco di raffinatezza tutto italiano richiamando in alcuni momenti Jobim e Vinicius De Moraes “ho trovato un mio stile” ci dice l’artista.

Nell’ottobre scorso partecipa come solista alle selezioni della settima edizione del premio Lucio Dalla, rientrando tra i sedici interpreti ammessi alla finalissima di Roma. È qui che conosce Manuel Auteri e Renato Droghetti con i quali inizia un percorso discografico incidendo il brano “Il 15 d’agosto” edito da San Luca Sound di Bologna e presentato lo scorso 7 febbraio a Palazzo Roverizio alla vetrina dedicata al cantautore bolognese ed uscito sugli store digitali “è l’inizio di un lavoro più ampio che si svilupperà nel corso dell’anno”.

Cosa ha ispirato la creazione del brano? “E’stato un viaggio di ritorno nella mia Regione, duramente colpita dal terremoto del 2009 e dove ancora oggi si vedono le forti ferite. Era il 2018 ed ho fatto visita al lago di Campotosto vicino Amatrice constatando che il tempo si era fermato al giorno del sisma e le macerie lo testimoniano; notai che alcune donne non volevano arrendersi e decisero di far rivivere la comunità aprendo una bottega di tessitura d’arte dopo aver appreso l’antica tecnica della lavorazione della canapa e del lino. Come spesso capita, attraverso l’osservazione del dolore e della frammentazione, è nata la scintilla che mi ha permesso di raccontare la rinascita e la speranza di quei luoghi. Nonostante la sofferenza sia ancora visibile non solo nei luoghi ma anche sui volti della gente, la dignità e la voglia di ricominciare non muore; lo si vede attraverso una rinnovata quotidianità, nei gesti e nelle intenzioni di una popolazione in ginocchio ma che non si è mai rassegnata”.

L’esperienza sanremese? “Nella manifestazione collaterale al festival ho conosciuto ragazzi davvero bravi e con belle canzoni” chiude Cerrone pronto a tornare in sala d’incisione.

di Giuseppe Vaglienti

Andrea Laruffa

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